Le stelle oltre il muro sono un fatto sicuro per chi non ha gli occhi stanchi
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Nel mio piccolo
sono circondato
Hanno bruciato le bandiere
ma ancor prima
era scomparso il vento
Nel caso
mi fermassi
a beccheggiare
su un amore
liscio e nero
riempimi il midollo
di barzellette

Nel distacco
si incendia l’immobile caduta
Nella perdita della conoscenza
si guasta la perfezione
Il peso alle tempie
sono i chiodi dello spettacolo
Gli avanzi di un linguaggio che scappa
La fulgida tensione
e un saldo
assetto
da viziare

Non pensiamo alle collisioni
alla durata della pelle
Ci teniamo la testa
e neanche a volerlo
- da parti improvvise -
cresciamo
incontenibili
[Un’ora circa.
La scena è lacerata da raffiche di nylon.
A pochi anni di distanza
un uomo affamato
sorride profano]

Non mastico l’aria delle battute
Volevo cibo
non profezie
Tenga pure il resto
io
al rovescio
ho
freddo
Per una fetta di strada
ho ingannato i denti
Cumuli di voci
consacrano il sonno
Un solo passo indietro
sana la discordia

Nelle prime ore d’oriente
sei nuovi silenzi
schiacciano a sorte
Ghermire il soffio migliore
Rovinare nella parte buona
dove scovare il tempo
che ci separa in tempo

Non appena liberi il passo
mordi le dita
e sputi l’effetto
Scopri che l'equivoco
è una contrazione
Non lo vedi quel punto nero?
Vedo quel che resta di una parete nera
Se tornassi a parlare
salverei certe anatomie
Le prime autonomie

Non per dire
se
mi fermo
a sistemare le correnti
A vellicare i suoni
che impacciano la lingua
Da qui
sostenere
periodi lontani

Naturale
conforto
senza indirizzo
Prendere la terra di sorpresa
Perdere la terra dalla sorpresa
Naturale
indirizzo
senza conforto
[attenersi agli effetti della trasformazione]
Dirigere i profili
con la sola punta
del pensiero
[sottrarsi all’unica traduzione della specie]
Ci sono
Una promessa coltivata
dietro il lento sabotaggio della prigionia
Una rabbia scivolosa
al primo sapore di cedimento
